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Non e’ moda non e’ una collezione, vuole essere espressione sincera, vestire una seconda pelle che non ti nasconde personalita’ e emozione, anzi ti avvolge, ti presenta al mondo e protegge la tua essenza, il tuo carattere. Può calmare come esaltare la giornata, proprio come l’ attimo in cui è stato scelto il tessuto lo stile e i colori per realizzarlo. La scelta delle stoffe sono solo di origine vegetale come il cotone organico, mussola, khadi e fibre di latte, ortica ed eucalipto, tutto e sempre ispirato al momento vissuto, dal bazar di Jaipur ad una bancarella vicino ad Tempio nel Tamil Nadu, ma anche in Italia, vicino casa a Rimini (dove viviamo), durante un corso di ecoprint e anche incontri belli a casa di amici con produttori di fibre vegetali.

Per quello che riguarda le stampe i colori i preferiti sono i colori vegetali e i Blok print, le stampe fatte con blocchi di legno ,incisi a mano. Tutti i capi sono pensati e realizzati da noi in collaborazione con piccole realtà artigiane del Rajasthan, a conduzione famigliare cresciute con noi. Impegnandoci in una produzione etica nel rispetto della loro cultura, riducendo al minimo lo spreco ambientale in condizione di lavoro e salari equi. Produciamo anche in Italia, in collaborazione con artigiani sempre a conduzione famigliare e ecosostenibile. Sempre di più siamo alla ricerca di tessuti naturali e non in contrasto con Madre Terra. Vestire naturale è il nostro intento, in sinergia con mondi lontani pieni di tradizioni e bellezza, quindi vestire la Natura in tutta la sua espressione.

Sotto un articolo di Romina Rossi per Viviconsapevole: approfondimento sulla scelta di un capo di

Scegliere un capo d’ non è cosa di poco conto: oltre alla sua bellezza, alla vestibilità e al prezzo, dovrebbe essere fondamentale scegliere anche il tipo di fibra usato. Le fibre sintetiche (acrilico, poliammide, poliestere, polipropilene, elastan, clorofibra), largamente usate nel tessile a livello mondiale per il loro basso costo e la robustezza, sono prodotte a partire dal petrolio e derivati e subiscono complesse trasformazioni chimico-fisiche fino a diventare adatte a essere tessute e filate.

La fase di lavorazione si conclude con la colorazione e il fissaggio del colore attraverso l’uso di coloranti chimici detti dispersi.

L’uso massiccio di materiali non naturali è fonte però di seri danni non solo alla pelle ma anche al nostro organismo e in particolare provoca:

  • accumulo di carica elettrostatica positiva (è il fenomeno che si verifica quando il tessuto a contatto con dei metalli provoca le scintille, oppure quando togliendo un indumento sintetico i peli della pelle e i capelli si elettrizzano, o quando togliendo un indumento lo si sente crepitare), che il corpo non riesce a smaltire.
    A lungo andare quest’accumulo provoca stress, danni al sistema nervoso e persino alterazione della flora batterica intestinale.
  • dermatiti e allergie: si calcola che solo in Italia il 7% delle persone allergiche lo è ai coloranti dispersi; fra i bambini la percentuale è del 4%.
  • poca sudorazione del corpo: i materiali sintetici sono poco traspiranti, quindi soprattutto d’estate possono provocare dermatiti e la sensazione di appiccicaticcio sulla pelle.

Ricorrere a un tipo di naturale non è solo un modo per vivere più naturalmente, ma significa soprattutto prenderci cura di noi stessi e della nostra salute. Vediamo di seguito quali sono i tessuti naturali più diffusi.

Cotone

È la fibra naturale più conosciuta e utilizzata, ma è importante che sia certificata biologica.

Quella non biologica è inquinata dagli agenti chimici impiegati durante la coltivazione – il 25% dei pesticidi prodotti a livello mondiale è destinato alle coltivazioni di cotone – anche per accelerare la crescita della pianta che è molto lenta. La conseguenza è che tracce di pesticidi rimangono nelle sue fibre entrando a contatto con la pelle, provocando quindi allergie.

Inoltre, vista la crescente richiesta di questa fibra naturale, le grandi piantagioni di cotone concorrono alla deforestazione di boschi e foreste, per cui il cotone rischia di non essere più ecologico.

Gli indumenti di cotone sono traspiranti con un alto potere di assorbire l’umidità, e sono in grado di disperdere velocemente il calore del corpo.

Lana

È stato il primo tessuto usato dall’uomo che si ottiene dal vello di pecore, capre, conigli d’angora, cammelli e lama (gli Alpaca delle Ande). La pura lana vergine è nuova di tosa, la lana comune proviene invece dalla lavorazione di stracci o altri scarti industriali.

Ha un’ottima capacità di regolazione termica che la rende un perfetto isolante sia contro il caldo che contro il freddo, è altamente traspirabile, impermeabile all’acqua e assorbe l’umidità respingendo le impurità esterne.

A contatto con la pelle spesso può indurre prurito, la lanolina presente nelle fibre può dare reazioni allergiche a persone predisposte; per ovviare il problema basta indossare i capi di lana sopra a quelli di cotone.

Lino

I capi in lino, ricavati dalla pianta che cresce nelle zone costiere del Nord Europa, si riconoscono per l’effetto stropicciato che li caratterizza, tipico di questa fibra rigida.

I tessuti di lino sono più freschi del cotone, hanno un maggiore potere di dispersione del calore del corpo, adattandosi ottimamente al clima estivo. È il tessuto più indicato per chi soffre di malattie della pelle poiché ha un potere curativo e lenitivo.

Seta

La lavorazione della seta è molto antica, risalente addirittura al 6000 a.C.

Di derivazione animale, è una fibra con caratteristiche diverse rispetto alle altre fibre naturali: è impermeabile all’umidità ma a contatto con il sudore si macchia facilmente. Poco resistente all’usura, i colori tendono a sgualcire se troppo esposti al sole.

Al momento non esiste seta naturale o biologica: quella in commercio è sottoposta a trattamenti chimici, che la rendono più incline ad allergie e orticaria.

La seta grezza si ottiene dalle prime secrezioni del baco prima che formi il bozzolo; questo tipo di seta si ottiene quindi senza dover uccidere il baco ed è per ciò apprezzata da animalisti e vegani.

Iuta

La pianta da cui si ricava la fibra di iuta, il secondo tessuto più utilizzato dopo il cotone, è imparentata con la pianta della canapa sativa, altra grande pianta dalla quale si ricava un ottimo tessuto per filati.

La iuta è un tessuto molto resistente, rigido e ruvido, completamente biodegradabile e riciclabile. Viene usato principalmente per fare sacchi, borse, cinture, cappelli e tappeti.

Ortica

Il tessuto che si ricava da una varietà di ortica, detto ramie, era conosciuto e utilizzato fin dal 5000 a.C. in Egitto (gli abiti delle mummie erano in ramie) e in Cina dov’era usata prima dell’introduzione del cotone.

Recentemente si è diffusa anche in Occidente, più che altro in indumenti misti a cotone.

Il ramie è un tessuto resistente allo strappo e nella colorazione richiede un terzo del colore che necessita il cotone, poiché lo assorbe molto bene; inoltre è anallergico e in grado di resistere bene all’umidità.

Probabilmente è ancora poco diffuso per via dei suoi alti costi di produzione.

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